L'Isola

Isola del Liri Creativa

 

«Isole non sono solo quelle che appaiono come sabbia nel mare, bensì tutto è isola, anche i continenti, e perfino la terra è un’isola nel mare dell’etere. Ne consegue perciò certamente che l’isola non ci tiene impegnati soltanto in un senso estensivo, bensì anche intensivo; essa fa parte delle grandi visioni oniriche. Il desiderio di Sancho Panza che vorrebbe diventare il governatore di un’isola è comune all’intera umanità.»
Ernst Jünger – San Pietro

Ciò che dice Junger è certamente vero: la dimensione onirica dell’isola è tra le più potenti e affascinanti. Ci rimanda all’età in cui, da bambini, cerchiamo (e spesso costruiamo…creiamo) un rifugio sicuro. Poter sbarcare su un’isola significa entrare in una situazione nuova, diversa: il caos e il pericolo sono lasciati alle spalle. Ma, quando sappiamo o scopriamo di essere su di un’isola deserta, è anche il senso di libertà che ci assale…libertà di poter stabilire altre regole (o di non averne affatto) e appunto di creare un altro mondo… nostro e migliore.

Sono le idee, le sensazioni di protezione e di libertà che dovettero provare le prime persone che fondarono Isola del Liri, il cui primo atto creativo è da ricondurre proprio alla sua stessa genesi. Ne troviamo conferma nella definizione di creatività che ci fornisce l’enciclopdia Treccani (da www. Treccani.it): creatività s. f. [der. di creativo]. – Virtù creativa, capacità di creare con l’intelletto, con la fantasia. In psicologia, il termine è stato assunto a indicare un processo di dinamica intellettuale che ha come fattori caratterizzanti: particolare sensibilità ai problemi, capacità di produrre idee, originalità nell’ideare, capacità di sintesi e di analisi, capacità di definire e strutturare in modo nuovo le proprie esperienze e conoscenze.

I primi a stabilirsi sull’isola circondata dal Liri usarono intelletto e fantasia per creare le due cascate e poter così costruire la primitiva rocca. Decisero, con coraggio e senso di comunità di unire le proprie forze e di abitare insieme sulla piccola isola, immaginando un futuro migliore.

Ma i primi isolani ebbero inoltre la capacità di accogliere anche coloro che non erano stati tra i primi ad occupare quella piccola isola fluviale. Lo spazio era così poco…eppure chi voleva vivere in pace poteva entrare nell’isola e trovarvi riparo.

Quella comunità di pochi uomini crebbe giorno dopo giorno trasformandosi poco a poco in una civitas…in una città, che nonostante sorgesse su un’isola era (ed è ancora oggi) incredibilmente aperta (open city). La città accolse durante il medioevo mercanti toscani e artisti lombardi, poi, durante la sua industrializzazione francesi, inglesi, olandesi, tedeschi, austriaci, svizzeri, belgi… Tutti contribuirono nei secoli a rendere Isola una città speciale e sempre pronta a guardare verso il futuro.

Un futuro che è ora di nuovo nelle mani degli stessi isolani, che, venuto meno l’apporto economico e culturale esterno sono chiamati, come mille anni fa, a diventare attori principali della storia attraverso la loro creatività.

 

 

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